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Aree interne: tra spopolamento irreversibile e nuove possibilità

Il recente Piano Strategico Nazionale per le Aree Interne (PSNAI), pubblicato ad aprile 2025, ha acceso un dibattito acceso e complesso sul futuro dei piccoli comuni italiani. Il documento introduce una novità dirompente: la nozione di “spopolamento irreversibile” per una porzione significativa del territorio nazionale. Questa etichetta viene applicata alle aree che, a causa di un declino demografico accelerato, di una popolazione sempre più anziana e di una carenza di servizi, sembrano avere poche o nessuna possibilità di ripresa.

Proiezioni e criticità

Il PSNAI suddivide i territori in quattro categorie, a seconda della loro capacità di contrastare o meno lo spopolamento. Le ultime proiezioni ISTAT offrono un quadro preoccupante: entro il 2043, si prevede che oltre l’82% dei comuni delle aree interne perderà popolazione. I dati del 2024 mostrano già 358 comuni italiani a zero nascite, quasi tutti situati in queste aree. Inoltre, in questi comuni il rapporto tra over 65 e under 15 è circa 2,5 a 1, una disparità demografica che rende le zone particolarmente vulnerabili.

L’importanza strategica delle aree interne

Le aree interne non sono solo un problema da gestire, ma rappresentano un capitale strategico e produttivo. Inoltre, la mancanza di presidio umano comporta anche rischi ambientali. Secondo l’ISPRA, il 94% dei comuni italiani è a rischio idrogeologico, con le aree interne spesso più esposte. L’assenza di abitanti e di una gestione attiva del territorio può compromettere la prevenzione di frane e alluvioni. Lo stesso vale per il patrimonio forestale: nonostante la crescita dei boschi, la mancanza di gestione attiva li rende vulnerabili agli incendi.

Nuovi approcci e modelli virtuosi

Nonostante le difficoltà, i segnali di ripresa non mancano. Il Rapporto Montagne 2025 ha rilevato un saldo migratorio positivo di circa 60.000 persone nelle aree montane italiane nel biennio 2022-2023. Questo dato suggerisce che, dove esistono condizioni minime di abitabilità e servizi essenziali, la montagna continua ad attrarre nuovi residenti.

Esistono numerosi esempi virtuosi di rigenerazione. Il borgo di Ostana (CN), che negli anni Settanta contava solo cinque abitanti, ne ha oggi oltre 80. La sua rinascita è il risultato di una strategia a lungo termine basata su architettura sostenibile, servizi e offerta culturale. Un altro caso di successo è Castel del Giudice (IS), che ha puntato sulla riattivazione delle funzioni locali e sulla creazione di una nuova economia di prossimità, con progetti che vanno da una RSA a un albergo diffuso.

La forza della collaborazione

Tra gli strumenti più efficaci, l’aggregazione tra comuni permette di mettere insieme risorse e forze. Un esempio è l’Alta Sabina, dove un gruppo di comuni ha unito le forze per gestire insieme servizi e infrastrutture. 

Sebbene le sfide siano immense, le aree interne non sono destinate a un “declino irreversibile”. Al contrario, sono territori di sperimentazione e resistenza, ricchi di opportunità che possono essere colte attraverso nuove prospettive, strategie mirate e, soprattutto, la collaborazione tra comunità.

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