Aumenti per i dipendenti PA locali: ecco di quanto cresce lo stipendio
Via libera al rinnovo del contratto funzioni locali
Dopo una lunga fase di trattative, il Consiglio dei ministri ha autorizzato il rinnovo del Contratto collettivo nazionale di lavoro delle Funzioni locali per il triennio 2022-2024. Il provvedimento sblocca aumenti stipendiali attesi da tempo da circa 500mila dipendenti di Comuni, Regioni ed enti territoriali, oltre a circa 13mila dirigenti.
Il via libera politico rappresenta un passaggio decisivo per chi lavora nella Pubblica amministrazione locale, in un contesto segnato da inflazione e perdita di potere d’acquisto negli ultimi anni.
Di quanto aumentano gli stipendi
Aumenti per il personale non dirigente
Per funzionari e dipendenti delle Funzioni locali, l’incremento medio lordo mensile è pari a 136,76 euro, cifra spesso arrotondata a 140 euro nelle comunicazioni sindacali e istituzionali.
Si tratta di un aumento strutturale che andrà a incidere stabilmente sulle retribuzioni future, oltre a generare effetti anche su tredicesima e trattamento di fine servizio.
Aumenti per i dirigenti
Per la dirigenza degli enti locali l’incremento è più consistente: l’aumento medio lordo mensile si attesta intorno ai 444 euro. Anche per questa categoria il rinnovo contrattuale chiude una fase di blocco prolungato.
Arretrati: cosa spetta ai lavoratori
Oltre agli aumenti mensili, il contratto prevede il pagamento degli arretrati relativi al triennio 2022-2024. Si tratta delle somme non percepite negli anni passati a causa del ritardo nella firma del contratto.
Gli importi saranno erogati in un’unica soluzione dopo la firma definitiva e varieranno in base a categoria, posizione economica e anzianità di servizio.
Gli ultimi passaggi prima dell’entrata in vigore
Nonostante l’ok del governo, il contratto deve completare l’iter tecnico-istituzionale.
Controllo della Corte dei conti
Il testo passa ora alla Corte dei conti, che dovrà certificare la compatibilità economico-finanziaria dell’accordo. La verifica è prevista entro circa 15 giorni lavorativi.
Firma definitiva all’Aran
Dopo il via libera contabile, il contratto tornerà all’Aran, l’agenzia che rappresenta il governo nelle trattative con i sindacati. Seguirà la firma definitiva con le organizzazioni sindacali.
Se i tempi saranno rispettati, gli aumenti potrebbero entrare in vigore dal 1° marzo 2026, con adeguamento delle buste paga nello stesso mese.
Non solo aumenti: le novità normative
Il rinnovo del CCNL introduce anche importanti innovazioni organizzative e di tutela.
Più smart working per lavoratori fragili
Viene rafforzata la possibilità di ricorrere al lavoro agile per dipendenti con particolari condizioni di salute o esigenze di assistenza familiare. La contrattazione integrativa potrà ampliare il numero di giornate da remoto.
Settimana lavorativa di quattro giorni
Il contratto apre alla sperimentazione della settimana corta, con articolazione dell’orario su quattro giorni ma mantenendo invariato il monte ore settimanale di 36 ore. L’obiettivo è migliorare la conciliazione vita-lavoro e il benessere organizzativo.
Buoni pasto anche in smart working
I buoni pasto saranno riconosciuti anche nelle giornate di lavoro svolte da remoto, superando una delle principali criticità emerse negli anni di diffusione dello smart working.
Patrocinio legale per vittime di aggressioni
Tra le nuove tutele compare il patrocinio legale per i dipendenti che subiscono aggressioni nello svolgimento delle proprie funzioni, una misura pensata per rafforzare la protezione del personale a contatto con il pubblico.
Già al via il prossimo contratto 2025-2027
Con la chiusura del triennio 2022-2024, si apre subito la trattativa per il CCNL 2025-2027. Sul tavolo ci sono già ipotesi di incrementi graduali:
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45 euro dal 1° gennaio 2025
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92 euro dal 1° gennaio 2026
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142 euro dal 1° gennaio 2027
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150 euro a regime da fine 2027
Le cifre dovranno però essere confermate nelle prossime fasi negoziali, anche in base alle risorse disponibili.
Fonte: QuiFinanza – www.quifinanza.it
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