Concorsi PA, dal 2026 limite del 20% per gli idonei in graduatoria
Stop alle graduatorie lunghe nei concorsi pubblici
Dal 1° gennaio 2026 entra pienamente in vigore il nuovo limite agli idonei nei concorsi pubblici: le amministrazioni potranno inserire in graduatoria solo un numero di candidati non vincitori pari al 20% dei posti messi a bando.
La misura, prevista dall’articolo 35, comma 5-ter del d.lgs. 165/2001, era rimasta sospesa per tutto il 2025. Ora diventa operativa per i nuovi concorsi e segna un cambio netto nella gestione delle graduatorie pubbliche, con l’obiettivo di rendere le selezioni più frequenti e aggiornate nel tempo.
Come funziona il tetto del 20% sugli idonei
La regola è semplice ma con effetti rilevanti. Se un’amministrazione bandisce 10 posti, potrà inserire in graduatoria solo 2 idonei oltre ai vincitori. Tutti gli altri candidati che superano le prove, anche con punteggi positivi, non entreranno nella graduatoria ufficiale utilizzabile per eventuali scorrimenti.
Il risultato è una forte riduzione della possibilità di attingere a selezioni già svolte per coprire nuovi posti che si rendono vacanti nel tempo. Le PA saranno quindi spinte a bandire concorsi più frequenti, con un inevitabile aumento di costi organizzativi e tempi amministrativi.
Graduatorie più lunghe ma con meno nomi
Il nuovo limite crea un effetto paradossale. Da un lato, la normativa ha esteso la validità delle graduatorie a tre anni; dall’altro, il numero molto ridotto di candidati inseriti rende di fatto difficile utilizzarle nel medio periodo.
Se i vincitori rinunciano o si dimettono dopo poco tempo – situazione frequente soprattutto negli enti locali – l’amministrazione rischia di esaurire subito gli idonei disponibili e di dover avviare una nuova procedura concorsuale, anche a graduatoria formalmente ancora valida.
Le deroghe al limite del 20% per piccoli enti
Non tutti i concorsi sono soggetti a questo tetto. Sono previste deroghe importanti, soprattutto per gli enti di dimensioni minori.
Concorsi con pochi posti
Il limite non si applica ai concorsi banditi da Regioni, Camere di commercio ed enti locali quando i posti messi a bando sono pari o inferiori a 20. In questi casi le amministrazioni possono continuare a formare graduatorie più ampie.
Piccoli Comuni
Sono esclusi dal vincolo anche i Comuni fino a 3.000 abitanti, che possono quindi gestire graduatorie con un numero maggiore di idonei per far fronte alle difficoltà di reclutamento tipiche dei territori più piccoli.
Assunzioni a tempo determinato
Il tetto del 20% non riguarda inoltre i concorsi per contratti a tempo determinato. Per queste procedure resta possibile lo scorrimento più ampio delle graduatorie, non solo per esigenze legate al PNRR ma, secondo le ultime disposizioni, per tutte le necessità organizzative dell’ente.
Il rischio blocco assunzioni nei Comuni
La stretta sugli idonei si scontra con la realtà degli enti locali, dove non è raro che i vincitori di concorso rinuncino o lascino l’incarico dopo pochi mesi per trasferirsi in amministrazioni più grandi o meglio retribuite.
Con graduatorie molto corte, i Comuni – soprattutto quelli medi e piccoli – rischiano di restare senza personale in tempi rapidi, pur avendo graduatorie formalmente valide. Questo può rallentare la copertura dei posti vacanti e aumentare la pressione sugli uffici già in difficoltà.
Gli albi di idonei come alternativa ai concorsi tradizionali
Per superare le rigidità del nuovo sistema, molti enti stanno rafforzando il ricorso agli albi di idonei. Si tratta di elenchi di candidati che hanno già superato una selezione preliminare e che possono essere interpellati rapidamente in caso di necessità.
Quando serve assumere, il Comune convoca gli iscritti all’albo e organizza una prova semplificata, scritta o orale. Questo strumento offre maggiore flessibilità e rapidità rispetto al concorso tradizionale e non è soggetto ai limiti stringenti sul numero di idonei previsti per le graduatorie ordinarie.
Fonte: Normativa sul pubblico impiego – www.funzionepubblica.gov.it
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