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Contributi a Fondo Perduto per Comuni e Comunità Montane – Scadenza: 10 settembre 2026

La tutela del patrimonio silvo-pastorale, la corretta gestione del territorio e la certezza del diritto di proprietà pubblica rappresentano pilastri fondamentali per lo sviluppo sostenibile delle aree locali. In quest’ottica, la Regione Lombardia ha programmato una misura agevolativa strategica denominata “Assegnazione di contributi regionali alle Comunità Montane e ai Comuni che svolgono indagini funzionali all’accertamento degli usi civici”.

Il bando, attualmente in fase di prossima apertura (“in uscita”), si rivolge direttamente agli enti locali lombardi con l’obiettivo di mappare, regolarizzare e tutelare i diritti collettivi di godimento delle comunità. Le amministrazioni interessate dovranno pianificare per tempo le attività tecniche: la scadenza per la presentazione delle domande è fissata al 10 settembre 2026.

Finalità della misura: certezza giuridica e governo del territorio

La finalità principale del contributo regionale è supportare gli Enti Locali nell’effettuazione di approfondite indagini storiche, documentali e peritali necessarie a completare l’accertamento degli usi civici sull’intero territorio lombardo.

La misura interviene specificamente in tutti quei Comuni in cui l’iter conoscitivo e di verifica non sia stato ancora formalizzato o concluso tramite un provvedimento ufficiale del Commissario per la liquidazione degli usi civici della Lombardia o attraverso un decreto formale di Regione Lombardia. Definire con esattezza la sussistenza e l’estensione dei diritti civici è un passaggio indispensabile per sbloccare procedure di pianificazione urbanistica, prevenire contenziosi e valorizzare i beni demaniali di natura collettiva.

Soggetti beneficiari: chi può richiedere il finanziamento

Il bando è strutturato per favorire sia una gestione associata ed皇omogenea del territorio sia l’attivazione di singoli enti. Possono presentare istanza di contributo:

  • Comunità Montane, agendo per conto e nell’interesse dei Comuni ricadenti nel proprio perimetro territoriale.
  • Comuni singoli.
  • Comuni associati attraverso le forme previste dal Testo Unico degli Enti Locali (TUEL).

Interventi ammissibili e requisiti delle indagini peritali

I fondi regionali finanziano le spese vive connesse al conferimento di incarichi professionali esterni a periti demaniali, geometri, storici o professionisti di comprovata e qualificata esperienza nel settore del diritto amministrativo e dei beni collettivi.

Le attività ammissibili comprendono:

  1. Ricerche d’archivio e documentali: Analisi di titoli storici, mappe catastali d’impianto e registri storici.
  2. Indagini sul campo: Verifiche volte a constatare l’effettiva consistenza e lo stato di fatto delle superfici gravate.
  3. Redazione della Relazione Finale: Il documento conclusivo, indispensabile per la rendicontazione, deve contenere la descrizione dettagliata degli usi accertati e l’esatta individuazione degli utilizzi o degli immobili non autorizzati e incompatibili con il regime vincolativo degli usi civici.

Nota di conformità: Per garantire l’assoluta trasparenza della procedura, i soggetti incaricati dello svolgimento delle ricerche non devono trovarsi in alcuna situazione, anche potenziale, di conflitto di interesse rispetto agli esiti dell’accertamento. Inoltre, l’ammissione al finanziamento è strettamente legata al rispetto dei termini perentori di esecuzione e rendicontazione stabiliti dagli uffici regionali, pena la decadenza (totale o parziale) dal contributo.

Entità del contributo e intensità dell’agevolazione

Il bando può contare su uno stanziamento economico complessivo pari a 200.000 Euro, equamente ripartito su base biennale per garantire la continuità amministrativa delle indagini.

Il sostegno finanziario è concesso nella forma di contributo a fondo perduto fino al 50% della spesa complessiva ritenuta ammissibile dall’istruttoria regionale. L’agevolazione prevede un tetto massimo (cap) economico pari a 10.000 Euro per ciascun Comune oggetto d’indagine. La restante quota del 50% rimane a carico dell’ente beneficiario a titolo di cofinanziamento.

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