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Decreto Pnrr: segretari fuori dai tetti di spesa solo nei piccoli comuni

Stop alla deroga generalizzata per tutti gli enti locali

Nel nuovo decreto Pnrr esaminato dal Consiglio dei ministri del 29 gennaio, cambia in modo significativo la disciplina sui segretari comunali e sui limiti alla spesa di personale. L’esclusione del loro costo dai tetti di spesa varrà solo per i Comuni fino a 3.000 abitanti, con l’obiettivo di incentivare la copertura delle numerose sedi vacanti.

Viene quindi meno la deroga generalizzata che era comparsa nelle versioni preliminari del provvedimento. La misura si inserisce nel più ampio pacchetto di norme con cui il Governo punta a rimuovere i colli di bottiglia amministrativi e a garantire il raggiungimento degli obiettivi del Piano nazionale di ripresa e resilienza entro il 31 dicembre 2026.

Emergenza segretari comunali: i numeri della carenza

Il problema nasce da una carenza strutturale che colpisce soprattutto i piccoli enti. Alla data del 20 ottobre 2025, le sedi di segreteria gestite dall’Albo erano 4.924, ma quelle effettivamente coperte da un titolare risultavano solo 2.429.

La situazione più critica riguarda la fascia C, cioè i Comuni fino a 3.000 abitanti, dove mancavano 1.561 segretari. Le regioni maggiormente colpite sono quelle con una forte presenza di piccoli Comuni, come Piemonte, Lombardia, Abruzzo, Liguria e Veneto.

Questa carenza rischia di compromettere la capacità amministrativa degli enti proprio nella fase decisiva di attuazione del Pnrr.

Cosa prevede il decreto per i piccoli comuni

Esclusione strutturale dai tetti di spesa

La nuova norma rende strutturale – ma limitandola ai piccoli Comuni – l’esclusione del trattamento economico del segretario comunale dai tetti di spesa del personale. L’obiettivo è duplice:

  • facilitare la prima nomina dei segretari nei piccoli enti, che spesso non riescono ad assumere per vincoli finanziari

  • evitare che il costo del segretario riduca la capacità assunzionale complessiva dell’ente

Si supera così, almeno per i Comuni fino a 3.000 abitanti, il sistema “a doppio binario” creato dalle norme precedenti, che finiva per penalizzare proprio gli enti già in regola.

I limiti che restano comunque in vigore

L’esclusione non è però totale. Il costo del segretario continua a essere conteggiato nel rapporto tra spesa di personale ed entrate correnti medie dell’ultimo triennio, secondo quanto previsto dall’articolo 33, comma 2, del Dl 34/2019.

La deroga opera solo rispetto ad alcuni specifici vincoli, tra cui quelli previsti dalla legge 296/2006 e dal Dlgs 75/2017.

Più iscrizioni all’albo e nuovi segretari in arrivo

Sul fronte del rafforzamento degli organici, è già intervenuta la Legge di Bilancio 2026, che ha autorizzato 340 nuove iscrizioni all’Albo dei segretari comunali e provinciali, collegate al concorso pubblico bandito dal Ministero dell’Interno.

L’intervento normativo punta quindi a muoversi su due direttrici parallele:

  1. aumentare il numero di segretari disponibili

  2. rendere sostenibile per i piccoli Comuni la loro assunzione

Proroga sull’utilizzo dei contributi Pnrr

Un’ulteriore novità riguarda i contributi destinati ai piccoli enti per assunzioni straordinarie a tempo determinato legate al Pnrr e per la copertura degli oneri del segretario comunale.

Il decreto consente di utilizzare queste risorse anche negli anni successivi rispetto a quello di assegnazione. La modifica tiene conto del fatto che il mancato utilizzo dei fondi è spesso dovuto a fattori esterni e non a inerzia dell’ente.

Fonte: lentepubblica.it – www.lentepubblica.it

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