PNRR: bene il percorso, ma la Corte dei Conti avverte sui nodi irrisolti e sul dopo 2026
Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza continua a procedere, ma la sua attuazione non è priva di criticità. A dirlo è la Corte dei Conti, che nel rapporto di monitoraggio pubblicato il 4 agosto 2025 evidenzia una situazione fatta di risultati significativi, ma anche di ritardi e fragilità gestionali, soprattutto per quanto riguarda le opere più complesse.
I punti critici: dove rallenta la macchina del PNRR
Il documento conferma che, nel complesso, il Piano sta seguendo la traiettoria prevista. Tuttavia, quando si tratta di interventi strutturati e articolati, emergono segnali di difficoltà. Tra i principali ostacoli individuati:
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Tempi lenti nella revisione e rimodulazione dei progetti, con il rischio di slittamenti nei cronoprogrammi;
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Rendicontazione poco omogenea, spesso spezzettata e non facilmente interpretabile;
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Carichi di lavoro elevati e personale insufficiente in molte amministrazioni coinvolte;
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Monitoraggio finanziario carente, con dati parziali e non aggiornati in tempo reale;
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Digitalizzazione ancora zoppicante, soprattutto per strumenti centrali come ReGiS, la piattaforma pensata per il controllo dei fondi europei.
In sostanza, il sistema tiene, ma in alcuni punti cruciali scricchiola: servono coordinamento migliore, più risorse umane qualificate e strumenti tecnologici più efficienti.
Verso il 2026 (e oltre): l’urgenza di pensare al futuro
Se la scadenza formale del PNRR è fissata al 2026, il vero banco di prova arriverà subito dopo. La Corte dei Conti lancia un chiaro segnale agli enti locali: bisogna farsi trovare pronti per gestire e mantenere nel tempo le opere realizzate.
Le priorità, secondo la magistratura contabile, sono tre:
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Predisporre norme e strumenti per la chiusura del Piano in modo ordinato e coerente;
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Avviare un impianto normativo per la gestione post-PNRR, oggi ancora in fase embrionale;
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Lavorare da subito su piani locali di sostenibilità, per non correre il rischio che gli investimenti finiscano in opere abbandonate o non utilizzabili.
Il bilancio parziale: luci accese, ma non basta
Il monitoraggio prende in esame 16 progetti PNRR e 4 iniziative del Piano Nazionale Complementare (PNC) riferite al primo semestre 2025. Il bilancio è positivo, ma non ancora rassicurante: è stato fatto molto, ma restano troppi elementi da correggere per poter parlare di successo strutturale.
L’eredità del PNRR non può limitarsi alla quantità di fondi spesi o al numero di bandi pubblicati. Il vero valore sta nella qualità e nella durabilità degli interventi nel tempo.
Il ruolo chiave degli enti locali: agire ora, non dopo
Per evitare che il PNRR si trasformi in un’occasione mancata, le amministrazioni territoriali devono iniziare subito a prepararsi al post-2026. Come? Ecco alcune azioni chiave:
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Pianificare la gestione a lungo termine di strutture e servizi attivati grazie ai fondi europei;
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Investire su formazione del personale e competenze digitali;
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Rafforzare il monitoraggio interno dei progetti in corso, integrando aspetti tecnici, finanziari e organizzativi;
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Collaborare in modo più strutturato con il governo centrale, per migliorare l’efficienza della governance multilivello.
Il tempo stringe: serve visione oltre la scadenza
Il PNRR rappresenta un’occasione unica per modernizzare l’Italia, ma il tempo per intervenire sulle criticità sta finendo. Il traguardo del 2026 non è la fine del percorso, bensì l’inizio della vera sfida: mantenere vivo e produttivo ciò che oggi viene costruito.
Per riuscirci, servono programmazione intelligente, competenze tecniche e una forte volontà politica. Perché ogni investimento lasciato incompleto o insostenibile non è solo uno spreco economico, ma una promessa mancata per il futuro del Paese.
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