Fondi Pnrr per le CER, i tagli del Mase creano incertezza mentre le richieste superano gli 864 milioni
Tagli ai fondi Pnrr per le CER: la dotazione scende a 795,5 milioni mentre le domande superano 864 milioni. Settore in allarme, progetti a rischio e istruttorie in corso. Ecco cosa cambia.
Domande oltre le risorse disponibili
Il taglio alle risorse del Pnrr destinate alle Comunità energetiche rinnovabili (CER) genera forte preoccupazione tra operatori e amministrazioni locali.
Secondo i dati aggiornati del GSE, al 23 novembre 2025 le richieste hanno già raggiunto 864,6 milioni di euro, superando la futura dotazione fissata a 795,5 milioni.
Lo sportello chiuderà il 30 novembre, mentre il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica (Mase) conferma che tutte le domande saranno comunque sottoposte a istruttoria tecnica. I progetti idonei ma privi di copertura resteranno in lista per eventuali scorrimenti.
Un taglio del 64% rispetto al Pnrr originario
Riduzione da 2,2 miliardi a 795,5 milioni
Con la sesta revisione del Pnrr, la misura CER passa da 2,2 miliardi a 795,5 milioni, con una contrazione del 64%.
La revisione è stata valutata positivamente dalla Commissione europea e deriva dall’impossibilità di prorogare le scadenze di rendicontazione:
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rendicontazione entro il 30 agosto 2026
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richiesta della 10ª rata entro il 30 settembre 2026
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pagamento finale entro il 31 dicembre 2026
Il Governo ha quindi concentrato le risorse sulle misure più rapide da realizzare, penalizzando quelle che mostrano criticità realizzative – tra cui CER, agrivoltaico, biometano e idrogeno.
Perché è arrivato il taglio ai fondi Pnrr per le CER
Norme UE e ritardi attuativi
Il ministro Foti, intervenuto più volte in Parlamento, ha indicato tre motivi principali:
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Scadenze europee non prorogabili: i tempi di realizzazione degli impianti CER non garantivano il rispetto delle milestone.
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Riduzione già avvenuta: il contributo era passato dal 100% al 40% con l’entrata in vigore del Decreto CACER.
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Platee ampliate ma senza garanzia di tempi certi: l’estensione dai Comuni sotto 5.000 abitanti a quelli sotto 50.000 ha aumentato i progetti potenziali, ma non la loro capacità di essere conclusi entro il 2026.
Il limite del 40% a fondo perduto resta formalmente invariato, ma la disponibilità residua rende di fatto inaccessibile il contributo per la maggior parte delle domande.
Gli effetti sui territori
Progetti a rischio stop
Le Regioni evidenziano impatti significativi. In Umbria il taglio genera una riduzione retroattiva di 23 milioni destinati ai Comuni. L’assessore Thomas De Luca denuncia che la norma introdotta dal Decreto Transizione 5.0, con il divieto di installare impianti entro 500 metri da beni culturali tutelati, crea ulteriori ostacoli per la localizzazione degli impianti CER. Il rischio è che molte iniziative, soprattutto nei piccoli Comuni, non risultino più bancabili.
Effetto “click-day”: lo sportello si satura
In Sicilia, il referente di Italia Solare, Salvatore Midili, segnala un’impennata nell’invio delle richieste nelle ultime ore, trasformando l’accesso ai fondi in una sorta di click-day. Molti progetti continueranno il loro iter tecnico, ma senza contributo Pnrr, compromettendo la sostenibilità finanziaria per mancanza di garanzie bancarie.
Un mercato che rallenta in attesa dei nuovi equilibri
Le CER restano uno strumento chiave per la transizione energetica, ma la rimodulazione dei fondi rischia di frenare lo sviluppo.
La mancanza di certezza sulle risorse e la riduzione drastica della dotazione cambiano le condizioni operative di migliaia di iniziative già avviate.
Gli operatori attendono ora l’approvazione definitiva del Consiglio dell’UE e un eventuale intervento nazionale per compensare almeno in parte il taglio.
Fonte: Rinnovabili.it – https://www.rinnovabili.it
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