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Aree Interne tra crisi e futuro: ripartire dal basso con programmazione e nuove vocazioni territoriali

In occasione del Meeting Nazionale delle Aree Interne organizzato da ALI Lazio presso San Donato Val di Comino, l’intervento di Alessandro Broccatelli, Presidente di Leganet, ha tracciato una linea chiara sul destino e sulle opportunità dei piccoli comuni e dei territori montani o rurali del nostro Paese.

La situazione attuale delle aree interne italiane si trova ad affrontare una fase indubbiamente complessa. Tra riforme centrali – come la recente chiusura dell’Agenzia per la Coesione territoriale, le cui competenze sono state accentrate presso la Presidenza del Consiglio – e la necessità di ridefinire i criteri di riclassificazione, questi territori rischiano di vedere indeboliti i propri punti di riferimento istituzionali ed economici.

Eppure, proprio all’interno di questa congiuntura sfidante, emergono opportunità straordinarie. Per coglierle, però, è necessario un cambio di paradigma: serve rimettersi intorno a un tavolo e ricominciare a fare programmazione e pianificazione strategica a breve e medio termo.

I servizi essenziali al centro della sfida

Il punto di partenza non può che essere la tutela dei diritti fondamentali dei cittadini. Sanità, scuola e trasporti rappresentano l’ossatura minima per garantire la continuità vitale e contrastare lo spopolamento delle aree interne. Su questo fronte, il dialogo costante e la “battaglia” politica con le Regioni e con il Governo centrale rimangono passaggi cruciali per ottenere un’equa e mirata attribuzione delle risorse standard e aggiuntive.

Riscrivere la “Vocazione Territoriale” nell’era del Glocal

Oggi, lo scenario globale ed europeo muta a una velocità impressionante. Per non subire il cambiamento, i territori devono essere capaci di ridefinirsi, aggregandosi in aree omogenee per caratteristiche sociali ed economiche. L’obiettivo è ambizioso ma concreto: riscrivere i documenti di programmazione strategica partendo dal basso.

In questo processo, la chiave del successo sta nel coniugare il locale con il globale:

  • Il Locale: Valorizzare la storia, la natura, l’identità, la cultura e quella “geo-bellezza” che rappresenta il vero localismo virtuoso del nostro Paese.
  • Il Globale: Guardare al di fuori dei propri confini per intercettare investitori internationalen attratti da contesti ricettivi, chiari e con una visione di sviluppo definita.

Nuovi vettori di sviluppo: Digitale e Turismo Sportivo

Quali sono i settori su cui puntare per attrarre investimenti e creare nuova occupazione qualificata? I modelli vincenti sono molteplici:

  1. La Transizione Digitale: C’è una domanda crescente per la riorganizzazione dei data center territoriali. Investire nella gestione dei dati significa posizionare il territorio all’avanguardia, attrarre finanza immediata e formare nuovi professionisti in loco.
  2. L’Attrattività Turistica e la “Restanza”: Spesso la vocazione di un territorio emerge in modo inaspettato. È il caso di realtà che, grazie alla valorizzazione della propria conformazione naturale, sono diventate capitali del turismo sportivo – come il volo libero e il deltaplano –, attirando appassionati da tutto il mondo e generando un micro-indotto d’eccellenza.

L’importanza di farsi trovare pronti: i bandi europei

Esistono numerose linee di finanziamento europee, sia a gestione diretta che indiretta. Tuttavia, l’accesso a queste risorse è subordinato alla presenza di una progettualità solida. Senza documenti strategici di base, pensati su un orizzonte di 5 o 10 anni, diventa impossibile partecipare ai bandi e intercettare i capitali.

La sfida per i prossimi anni – con lo sguardo rivolto al 2026 e oltre – è quella di supportare gli amministratori locali nella riscrittura di queste strategie. Al netto delle difficoltà della politica nazionale, le aree interne custodiscono sacche di opportunità immense: spetta alle comunità locali e ai loro rappresentanti raccoglierle e trasformarle in un futuro sostenibile.

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