Dissesto enti locali: la Consulta dichiara inammissibili le questioni sulla sanzione decennale agli amministratori
Il quadro normativo e sanzionatorio che regola la responsabilità degli amministratori locali nei Comuni in stato di dissesto finanziario torna al centro dell’attenzione giuridica. La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 81 del 2026 (depositata il 6 maggio), ha dichiarato inammissibili le questioni di legittimità costituzionale sollevate in merito all’articolo 248, comma 5, del d.lgs. n. 267/2000 (Testo Unico degli Enti Locali – TUEL).
La norma in oggetto disciplina la sanzione dell’incandidabilità della durata di dieci anni per gli amministratori (sindaci, presidenti di provincia, componenti dei rispettivi consigli e giunte) che la Corte dei Conti abbia riconosciuto responsabili, anche in primo grado, di aver contribuito al dissesto finanziario dell’ente con condotte dolose o gravemente colpose.
I dubbi di legittimità sollevati dalle Sezioni Riunite della Corte dei Conti
Le questioni di costituzionalità erano state sollevate dalle Sezioni Riunite della Corte dei Conti in sede di controllo, le quali dubitavano della conformità della sanzione decennale rispetto agli articoli 3, 27, 51 e 117 della Costituzione, anche in relazione all’articolo 3 Protocollo n. 1 della CEDU.
Le principali criticità sollevate dai magistrati contabili riguardavano:
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La durata fissa della sanzione: l’impossibilità per il giudice di modularne la durata (fissata rigidamente a 10 anni) in base alla reale gravità della condotta del singolo amministratore.
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L’effetto automatico della condanna di primo grado: l’applicazione della sanzione già a seguito della sentenza di primo grado, prima del passaggio in giudicato.
La decisione della Corte Costituzionale: perché le questioni sono inammissibili
La Consulta ha respinto l’esame nel merito dichiarando le questioni inammissibili per motivi processuali, evidenziando un difetto di rilevanza nel giudizio principale (difetto di rilevanza incidentale).
La Corte Costituzionale ha rilevato che le Sezioni Riunite della Corte dei Conti erano state investite di un ricorso unicamente volto ad accertare la responsabilità formale degli amministratori nel dissesto. Di conseguenza, nel giudizio a quo, i giudici contabili non dovevano fare immediata applicazione della sanzione dell’interdizione dalle cariche pubbliche, la quale costituisce un effetto automatico ed esterno rispetto alla pronuncia di accertamento della responsabilità. Non essendoci un nesso di pregiudizialità diretta, la Consulta non ha potuto esprimersi sulla congruità intrinseca della sanzione.
Cosa cambia per gli amministratori locali e i tecnici della PA
Per i Comuni e i professionisti che operano nel supporto agli enti locali, la pronuncia della Corte Costituzionale conferma lo status quo normativo. L’automatismo e la rigidità della sanzione decennale introdotta dall’art. 248, comma 5 del TUEL restano pienamente operativi ed efficaci.
Il rigetto per inammissibilità lascia aperto il dibattito di natura strettamente politica e legislativa sulla proporzionalità della sanzione, ma sul piano tecnico-amministrativo blinda l’applicazione della norma vigente in caso di accertamento del dissesto.
(Fonte: Anci Digitale / Giornale dei Comuni)
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