Transizione digitale, il 96% dei Comuni sviluppa nuovi servizi: resta il nodo della formazione ai cittadini
Il 96% dei Comuni italiani ha avviato progetti di digitalizzazione, ma il digital divide resta elevato: servono formazione e competenze per evitare nuove disuguaglianze. I dati dal rapporto Maggioli–TIG presentato a Perspective Smart City Napoli.
La trasformazione digitale al centro di Perspective Smart City
Si è svolta ieri, al Centro Congressi dell’Università Federico II di Napoli, la seconda giornata di Perspective Smart City, il forum organizzato dal Gruppo Maggioli e dalla rivista internazionale THE PLAN, in collaborazione con il Comune di Napoli. Due giornate – 1 e 2 dicembre – dedicate ai nuovi modelli di città intelligenti e alle sfide della transizione digitale.
La plenaria di apertura, introdotta dalla vicesindaca e assessora all’Urbanistica Laura Lieto, ha posto l’accento sulla rapida evoluzione delle aree urbane, che entro il 2050 ospiteranno il 70% della popolazione mondiale. Una trasformazione che richiede una gestione avanzata dei dati, interoperabilità tra sistemi e una crescente integrazione dell’AI generativa nei processi decisionali pubblici.
L’Italia e l’AI: ritardi nell’adozione e forte percezione di rischio
Durante i lavori è stato evidenziato come l’Italia sconti un ritardo nell’utilizzo dell’intelligenza artificiale in ambito amministrativo: solo il 42% delle PA ha avviato progetti di AI, contro una media europea del 67%.
A questo si somma un clima di diffidenza tecnologica: un italiano su due si dichiara preoccupato dagli effetti dell’AI, in particolare rispetto alla possibile sostituzione di alcune mansioni lavorative. Il dato colloca l’Italia al secondo posto mondiale, dopo gli Stati Uniti, tra i Paesi più scettici rispetto alle nuove tecnologie.
Il 96% dei Comuni ha sviluppato progetti digitali
A scattare la fotografia della digitalizzazione locale è l’Indagine sulla transizione digitale nella PA locale realizzata da Gruppo Maggioli e The Innovation Group. I risultati confermano che:
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il 96% dei Comuni ha avviato almeno un progetto digitale nell’ultimo anno;
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solo il 4% degli enti non ha sviluppato alcuna iniziativa.
La transizione digitale è quindi diventata parte integrante delle strategie di rigenerazione urbana. Tuttavia, il cantiere rimane aperto e fortemente disomogeneo a livello territoriale.
Il digital divide frena cittadini e territori
Il principale ostacolo non è la tecnologia, ma il divario nelle competenze:
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solo il 55% dei cittadini ha utilizzato almeno un servizio di e-government (media UE: 70% – fonte Eurostat);
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secondo Istat, il 36% degli italiani presenta competenze digitali insufficienti, con criticità più marcate nel Mezzogiorno.
Questi dati sollevano un problema centrale: la capacità dei cittadini di usare efficacemente i servizi digitali, condizione essenziale per garantire inclusione e accesso equo ai servizi pubblici.
Lo scenario post PNRR: servono competenze stabili e risorse durature
La ricerca richiama infine l’attenzione sul contesto post PNRR. La sfida, ora che molte infrastrutture digitali sono state completate o avviate, è assicurare continuità nelle risorse e nelle competenze:
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senza personale qualificato,
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senza manutenzione tecnologica,
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senza investimenti continuativi,
il rischio è quello di disperdere il valore delle piattaforme realizzate negli ultimi anni.
Fonte: Agenzia Dire – https://www.dire.it
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