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Affidamento diretto e compensi SIA: il RUP non può applicare riduzioni oltre il 20%

Nuovo Codice dei contratti pubblici: nei servizi di architettura e ingegneria il RUP può ridurre i compensi al massimo del 20%. Il limite è vincolante e legato al principio dell’equo compenso.

Un limite chiaro ai compensi negli affidamenti diretti

Il nuovo Codice dei contratti pubblici riforma in modo significativo la disciplina dei servizi di architettura e ingegneria (SIA), introducendo un punto fermo: nei casi di affidamento diretto il Responsabile Unico del Procedimento non può ridurre i corrispettivi oltre il 20% rispetto ai valori calcolati secondo l’Allegato I.13.

Il chiarimento arriva dal quesito n. 3425 del 13 maggio 2025 del Servizio Supporto Giuridico, che interpreta l’articolo 41, comma 15-quater, del d.lgs. 36/2023.
Il limite non è una raccomandazione, ma un vincolo legale espressamente collegato al principio dell’equo compenso, applicabile pienamente anche nei rapporti con la Pubblica amministrazione.

La determinazione dei corrispettivi: le regole del nuovo Codice

L’articolo 41 del d.lgs. 36/2023 disciplina i criteri per determinare i corrispettivi dei servizi tecnici, stabilendo che:

  • i compensi devono essere calcolati obbligatoriamente secondo le tabelle dell’Allegato I.13 (comma 15-bis);

  • negli affidamenti diretti (art. 50, c. 1, lett. b) è possibile applicare una riduzione non superiore al 20% (comma 15-quater).

La norma nasce con due obiettivi:

  1. Evitare ribassi eccessivi negli affidamenti diretti, dove manca un confronto competitivo;

  2. Garantire alle PA una limitata flessibilità negoziale, senza compromettere la sostenibilità economica delle prestazioni professionali.

Le novità rispetto al precedente Codice

Nel regime del d.lgs. 50/2016 non esisteva un limite esplicito alle riduzioni.
La prassi aveva portato molte stazioni appaltanti a imporre compensi molto bassi, con conseguenti criticità segnalate da:

  • Corte dei conti (ex multis, delib. Toscana n. 189/2020),

  • giurisprudenza amministrativa,

  • ANAC.

Con il nuovo Codice, il legislatore interviene in maniera netta: mai sotto l’80% del compenso determinato secondo i parametri ministeriali.

Equo compenso e affidamento diretto: un principio di ordine pubblico economico

Nel nuovo impianto normativo, il principio dell’equo compenso assume un ruolo centrale.
La legge 49/2023 prevede la nullità degli accordi che fissano compensi sproporzionati rispetto alle tabelle ministeriali, introducendo un obbligo anche per la PA.

Negli affidamenti diretti, dove è la stazione appaltante a decidere il prezzo, la norma sul 20%:

  • impedisce compressioni del valore professionale,

  • tutela la qualità della progettazione,

  • vincola l’azione del RUP, che non ha più margini di discrezionalità ulteriori.

Il ruolo e gli obblighi del RUP

Il Responsabile Unico del Procedimento deve rispettare una sequenza operativa precisa:

  1. Calcolare il compenso secondo l’Allegato I.13.

  2. Valutare se motivare una riduzione.

  3. Applicarla, se del caso, entro il limite massimo del 20%.

  4. Motivare puntualmente la riduzione con elementi oggettivi.

  5. Indicare nell’atto:

    • compenso parametrico,

    • eventuale riduzione,

    • percentuale applicata,

    • motivazione.

Una riduzione non motivata o oltre il limite è illegittima.

Orientamenti giuridici di supporto

I primi orientamenti giurisprudenziali confermano questa lettura:

  • TAR Lazio Roma, 28 febbraio 2024, n. 2451: la riduzione deve rispettare equo compenso e proporzionalità.

  • TAR Lombardia Brescia, 14 dicembre 2023, n. 1423: l’applicazione dell’Allegato I.13 è sempre obbligatoria.

  • Consiglio di Stato, parere 855/2023: la simmetria economica tutela il valore della prestazione tecnica.

Riduzione vs ribasso: due concetti distinti

La norma distingue chiaramente:

  • ribasso – offerto dal professionista durante una gara;

  • riduzione – applicata dalla stazione appaltante negli affidamenti diretti.

La riduzione è un atto unilaterale dell’amministrazione e, proprio per questo, è soggetta a limiti legali più stringenti.

Conseguenze della violazione del limite del 20%

Se il RUP applica una riduzione superiore al 20%:

Per l’amministrazione

  • rischio di annullamento dell’affidamento;

  • possibili rilievi ANAC;

  • responsabilità erariale (Corte dei conti Lazio, sent. 62/2022).

Per il professionista

  • la clausola è nulla;

  • diritto al ricalcolo del compenso secondo i parametri;

  • possibilità di azione giudiziaria per il recupero delle differenze.

Un principio che garantisce qualità e risultato

Il limite del 20% non è solo tutela della categoria professionale: è anche un presidio di qualità progettuale, in linea con il principio del risultato (art. 1 d.lgs. 36/2023).

Progettazioni sottocosto, infatti, comportano spesso:

  • varianti in corso d’opera,

  • aumento dei costi,

  • ritardi,

  • contenziosi.

Garantire compensi adeguati significa tutelare l’interesse pubblico.

Fonte: lentepubblica.it – https://www.lentepubblica.it

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