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PA digitale e post-PNRR: a che punto siamo tra cloud, banche dati e semplificazione

La digitalizzazione della pubblica amministrazione italiana sta avanzando, ma un servizio online non coincide sempre con una pratica più semplice. Accedere tramite identità digitale, pagare un tributo o scaricare un certificato è ormai possibile grazie a piattaforme condivise. La vera sfida da completare riguarda ciò che avviene dietro le quinte: uffici che dialogano tra loro, una minore richiesta di documenti cartacei e risposte più rapide per cittadini e imprese. È soprattutto su questo terreno che si misurerà la vera eredità del PNRR.

In breve: cosa dicono i dati internazionali sulla PA digitale

  • Indice OCSE 2025: L’Italia ottiene 0,67 punti su una scala da zero a uno, registrando un incremento di nove centesimi ma restando al di sotto della media OCSE fissata a 0,70.
  • Punti di forza e criticità: Il Paese eccelle nell’uso dei dati per le decisioni e nell’apertura dei processi, ma accusa ritardi nell’anticipare i bisogni degli utenti (0,39 contro 0,67).
  • Decennale Digitale UE: L’indicatore dei servizi pubblici digitali per i cittadini si attesta a 86,11 su 100, superando la media europea di 84,64.

Cosa misura realmente l’indice OCSE?

L’ultimo Digital Government Outlook dell’OCSE restituisce un quadro di progresso, ma non una promozione piena. L’indice 2025 – basato su dati del biennio 2023-2024 e non ascrivibile come consuntivo finale del PNRR – evidenzia che l’offerta tecnologica di un portale non basta se frenata da colli di bottiglia normativi o organizzativi.

Dal canto suo, il rapporto della Commissione europea sul Decennio digitale fotografa un’offerta di servizi in forte crescita (86,11 punti). Tuttavia, mettere una prestazione online e riorganizzare la PA attorno alle reali esigenze del cittadino restano due obiettivi distinti.

PNRR e transizione digitale: i traguardi raggiunti sul Cloud

Il PNRR ha fornito risorse ingenti e scadenze comuni a una trasformazione in precedenza frammentata, mettendo in campo 46,8 miliardi di euro complessivi per la transizione digitale del Paese, di cui oltre 6 miliardi destinati specificamente alla digitalizzazione delle amministrazioni (cloud, interoperabilità dei dati, identità digitale e piattaforme nazionali).

Sul fronte del cloud, i risultati sono concreti: a luglio il Dipartimento ha confermato il raggiungimento degli obiettivi europei, con circa 13.000 amministrazioni che hanno trasferito dati e applicativi in ambienti qualificati. Tra queste figurano:

  • Oltre 12.700 enti locali e scuole;
  • Più di 280 strutture sanitarie e amministrazioni centrali migrate verso il Polo strategico nazionale;
  • Oltre 135.000 servizi complessivamente coinvolti.

Se il cloud garantisce sicurezza e continuità operativa, il completamento della migrazione non è però sufficiente, da solo, a velocizzare i singoli procedimenti amministrativi.

L’interoperabilità dei dati e la Piattaforma PDND

Il secondo passaggio fondamentale consiste nel fare dialogare le banche dati della pubblica amministrazione. La Piattaforma digitale nazionale dati (PDND) consente lo scambio autorizzato di informazioni tra i diversi enti pubblici.

Questo meccanismo applica il principio del “once only” (una sola volta), essenziale per eliminare la burocrazia ridondante e rendere automatica la consultazione dei dati. L’obiettivo primario è evitare che il cittadino o l’impresa debbano ripresentare informazioni di cui lo Stato è già in possesso, nel pieno rispetto della privacy e dei vincoli di finalità.

La digitalizzazione degli sportelli SUAP e SUE

Anche il settore produttivo è interessato da questa evoluzione. A fine settembre Invitalia ha annunciato l’approvazione di ulteriori 2.734 domande di finanziamento finalizzate alla digitalizzazione degli sportelli unici produttivi ed edilizi (SUAP e Sue), supportando l’adeguamento dei sistemi informatici locali allo scambio dati. Autorizzazioni e pratiche edilizie condizionano i tempi degli investimenti privati, ma la concessione delle risorse rappresenta un indicatore di avanzamento procedurale, in attesa della misurazione effettiva dei tempi d’attesa.

Competenze digitali, Syllabus e il ruolo dell’Intelligenza Artificiale

Alle infrastrutture tecnologiche deve necessariamente affiancarsi la crescita delle competenze del personale. La Commissione europea segnala competenze digitali di base ancora inferiori alla media e persistenti divari generazionali, territoriali e di istruzione.

Per i dipendenti pubblici, l’OCSE richiama l’importanza della formazione tramite la piattaforma Syllabus, sottolineando però che il coinvolgimento degli utenti e la misurazione dell’impatto dei servizi vanno ulteriormente rafforzati.

In questo scenario si inserisce la sfida dell’intelligenza artificiale: una ricerca dell’Osservatorio Agenda Digitale del Politecnico di Milano stima che il 57% del tempo lavorativo dei dipendenti pubblici sia potenzialmente automatizzabile. Non si tratta di una riduzione del personale, ma di un supporto tecnologico in grado di sgravare i lavoratori da attività ripetitive, liberando tempo per compiti a maggior valore aggiunto. Per cogliere questa opportunità, tuttavia, saranno indispensabili un profondo ripensamento dei processi, formazione mirata e monitoraggio dei risultati.

Sicurezza informatica e sostenibilità finanziaria del dopo-PNRR

La protezione delle infrastrutture digitali e la capacità degli utenti di riconoscere comunicazioni autentiche rappresentano pilastri essenziali per costruire un rapporto di fiducia duraturo con l’utenza.

Il nodo cruciale resta tuttavia la sostenibilità finanziaria nel post-PNRR. L’Osservatorio Agenda Digitale avverte che le infrastrutture finanziate rischiano di esaurire il loro impatto senza adeguate politiche di manutenzione e aggiornamento successivo. La scheda europea 2026 assegna 6,1 miliardi di euro dei fondi di coesione al digitale nel suo complesso: risorse non interamente dedicate alla PA né immediatamente fruibili per la gestione ordinaria. I Comuni e gli enti locali dovranno affrontare scelte strategiche su manutenzione, personale e investimenti futuri per verificare l’effettivo risparmio di tempo e passaggi burocratici.

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